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Presentata in Consiglio Regionale una mozione del centro-sinistra
L`acqua è un bene essenziale
La regione impugni dinanzi alla Consulta il decreto Ronchi

23 novembre 2009 - Giovedì la Camera dei Deputati ha convertito in legge, con l’ormai abusato voto di fiducia, il decreto Ronchi, il quale, tra le altre misure, prevede l’articolo 15: “Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica”.
Articolo apparentemente innocuo, ma che invece è un vero e proprio cavallo di Troia utilizzato dal Governo Berlusconi per aprire la strada a speculazioni selvagge da parte delle multinazionali che si butterebbero a capofitto su quello che ormai è definito l’oro blu, con la conseguenza di oneri sempre più pesanti a carico dei cittadini.
Per quale ragione il Governo abbia posto la fiducia non è dato saperlo, considerato che c’era ancora una settimana di tempo prima che scadessero i termini per la conversione del decreto e che il centro-destra gode di un’ampia maggioranza. L’apertura della discussione avrebbe portato l’argomento all’attenzione dell’opinione pubblica, avrebbe consentito ai Sindaci di allearsi per evitare lo scippo che si stava perpetrando ai danni dei propri cittadini.
Se si fosse aperta la discussione qualcuno avrebbe potuto, dati alla mano, confutare l’opinione diffusa che con la privatizzazione si sarebbero ridotti costi e tariffe. Le esperienze recenti ci dimostrano che nei territori dove operano le grandi società non sono diminuite le perdite della rete e tantomeno le tariffe che spesso sono lievitate.
Il dibattito in Parlamento avrebbe consentito di ribadire con fermezza che l’acqua è un bene essenziale ed insostituibile per la vita e che la disponibilità e l’accesso all’acqua potabile costituiscono un diritto inviolabile dell’uomo. L’acqua essendo un diritto non può essere considerata una merce ma un bene comune e pubblico, al pari dell’aria essendo una risorsa fondamentale deve essere nella disponibilità di tutto il genere umano.
Anche il Parlamento Europeo si è più volte pronunciato in questa direzione, con la risoluzione del 15 marzo 2006, ha dichiarato che l’acqua è un bene comune dell’umanità e come tale il suo accesso costituisce un diritto fondamentale della persona umana e ha chiesto che siano esplicitati tutti gli sforzi necessari a garantire l’accesso all’acqua alle popolazioni più povere entro il 2015, mentre nel paragrafo 5 della sua risoluzione dell’11 marzo 2004 ritiene che, essendo l’acqua un bene comune dell’umanità, la gestione delle risorse idriche non debba essere assoggettata alle norme del mercato interno.
Invece il Governo Berlusconi pone la fiducia privando il Parlamento di esercitare il suo ruolo di rappresentanza del popolo e converte in legge l’art. 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, che modifica l’art. 23-bis della L. 133/2008 che attualmente disciplina la gestione del servizio idrico integrato in Italia.
Col nuovo art. 23-bis si procede in maniera decisa verso la privatizzazione dei servizi idrici espropriando l’acqua potabile dal controllo degli Enti Locali e dei cittadini, consegnando l’acqua al mercato con tutte le ripercussioni sociali che questo può generare.
La nuova versione dell’art. 23-bis prevede l’affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a favore di imprenditori o società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa a società a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40% e la cessazione degli affidamenti “in house” a società totalmente pubblica, controllate dai comuni alla data del 31 dicembre 2011.
Questo epilogo va scongiurato a tutti i costi, l’acqua non è una merce, è un diritto umano e il servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica.
Inoltre il provvedimento in questione è lesivo delle prerogative assegnate dalla Costituzione alle Regioni che hanno competenza esclusiva in questa materia in quanto il servizio idrico integrato è un servizio pubblico essenziale, di interesse generale, senza alcuna rilevanza economica e pertanto non rientrante nella disciplina della libera concorrenza.
Il centro-sinistra su questa materia non deve avere tentennamenti, consegnare l’acqua al mercato vuol dire mettere a rischio la democrazia, la storia ci ha insegnato che chi governa l’acqua comanda. Stamane abbiamo messo in campo la prima iniziativa con una mozione,  di cui sono il primo firmatario, portiamo il dibattito in Consiglio Regionale con l’intento di impegnare il Presidente Cappellacci e la Giunta Regionale ad impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale l’art. 15 del decreto Ronchi ed a mettere in campo tutti gli adempimenti necessari a garantire che le quote di ABBANOA rimangano di proprietà pubblica.
La mobilitazione va poi trasferita nei territori affinché gli Enti Locali si riapproprino delle loro prerogative nella gestione dell’acqua.


  Agenzia AGI: Leggi la nota stampa
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