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Dimissioni di Cappellacci? Un atto di responsabilità nei confronti della Sardegna

27 luglio 2010 - GUARDA IL VIDEO DELLA SEDUTA
In queste ultime settimane abbiamo assistito a uno spettacolo davvero poco edificante:  per giorni non si è sentito parlare d’altro se non di cricche, P3, lobby e comitati d’affari. Ma dove è andata a finire la politica, intesa come arte di governare la società? Dove sono finite le persone che realmente pensano agli interessi del Paese e non ai propri? Purtroppo non è facile dare una risposta a questi interrogativi ed è triste constatare che anche in Sardegna esiste un sistema, fatto di favori personali, trasferimenti di fondi da un conto all’altro, condizionamenti verso tutte le istituzioni politiche e giuridiche, sostenuto da colui che avrebbe dovuto in tutti i modi difendere gli interessi del popolo che lo ha eletto. Il Presidente della Regione Sardegna, invece, di respingere con forza gli attacchi di persone senza scrupoli, pensava semplicemente a essere carino e gentili con tutti. E così invece di sentir parlare di politiche innovative di contrasto alla povertà, di una sanità che non funzione di un nuovo impulso dato all’artigianato, al commercio, all’industria e all’agricoltura, sentiamo parlare di un coinvolgimento del nostro Presidente nel caso eolico e di loschi intrecci con il faccendiere Flavio Carboni. Non sono un giustizialista e non voglio sostituirmi alla magistratura. Certo il clima di inquinamento e di condizionamento che emerge dalle carte in mano alla Procura è allarmante, ma intendo semplicemente, non solo come consigliere regionale ma anche come sardo, giudicare l’operato del Presidente in questi 17 mesi di governo. Con questo spirito ho firmato la mozione di sfiducia presentata da tutta la coalizione di centrosinistra e discussa stamattina in aula. Non intendo strumentalizzare vicende che possono avere dei risvolti giudiziari anche importanti, come invece nel recente passato hanno fatto amministratori locali vicini ad alcuni Assessori e non intendo neanche farne una questione morale. Non si può non rilevare però, che le giustificazioni adottate dal presidente per il suo comportamento, se da un lato alleggeriscono la sua posizione sul versante giudiziario, dall’altro dimostrano che è del tutto inadeguato a ricoprire la carica di Presidente di cui la Sardegna ha bisogno. Quello che è emerso in questi giorni, è molto più grave di qualsiasi rinvio a giudizio, è venuto meno il rapporto di fiducia che Cappellacci aveva con i sardi. In Sardegna non ci sono più le condizioni per assicurare un governo autorevole, in grado di fronteggiare adeguatamente la drammatica crisi economica e sociale che stiamo attraversando. I sardi non possono permettersi il dubbio che le decisioni dell’esecutivo siano condizionate dall’esterno. Per questo, chiedo al Presidente un atto di responsabilità nei confronti di quel popolo che gli ha dato fiducia ma che lui non è stato in grado di mantenere e coltivare. Le dimissioni rappresenterebbero sicuramente una sconfitta politica ma sarebbe la dimostrazione, che almeno per una volta, ciò che conta non è il potere ma solo il bene e gli interessi della nostra isola.
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